C’è una parola che ci fa paura più di quasi ogni altra: fallire. La evitiamo, la nascondiamo, a volte rinunciamo persino a provarci pur di non rischiare di incontrarla. Eppure l’uomo considerato da molti il più grande cestista di tutti i tempi ha costruito la sua leggenda proprio sul rapporto opposto con quella parola.
In uno spot Nike del 1997, rimasto celebre, Michael Jordan cammina verso lo spogliatoio e racconta: «Ho sbagliato più di 9.000 tiri in carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte mi è stato affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito ancora, ancora e ancora nella mia vita. Ed è per questo che ho vinto».
Fermati su quell’ultima frase, perché rovescia tutto. Jordan non dice di aver vinto «nonostante» i fallimenti, come diremmo istintivamente. Dice di aver vinto «per questo», grazie ad essi. Non è un gioco di parole: è un modo diverso di guardare l’errore. Ogni tiro sbagliato gli ha detto qualcosa — sulla postura, sul tempismo, sulla difesa avversaria — che nessun canestro riuscito avrebbe potuto insegnargli. Il fallimento, per lui, non era il contrario del successo. Ne era la materia prima.
Questo cambia il modo in cui puoi affrontare i tuoi, di errori. La prossima volta che qualcosa non funziona — un progetto che salta, un colloquio andato male, una relazione che non decolla — prova a spostare la domanda. Non «cosa c’è che non va in me?», ma «cosa mi sta insegnando questo?». La prima domanda ti inchioda, la seconda ti mette in movimento. Non significa ignorare il dolore di un fallimento: significa non lasciare che sia l’ultima parola.
C’è anche un dettaglio che spesso sfugge. Per sbagliare 9.000 tiri, Jordan ha dovuto prenderli, quei 9.000 tiri. Chi non tenta non fallisce mai, è vero, ma non vince nemmeno. Il fallimento è la tassa che si paga per il diritto di provarci, e chi la paga più spesso è anche chi ha più occasioni di riuscire.
Se oggi ti stai rialzando da qualcosa che non è andato come speravi, non sei indietro rispetto agli altri: sei esattamente nel punto in cui ogni storia di successo, prima o poi, passa. Non c’è niente di rotto in te da sistemare. C’è solo un altro tiro da prendere. E il prossimo, magari, entra.
Fonti
- Nike, spot pubblicitario «Failure» con Michael Jordan, 1997.
- Citazione originale: «I’ve missed more than 9,000 shots in my career. I’ve lost almost 300 games. 26 times I’ve been trusted to take the game-winning shot and missed. I’ve failed over and over and over again in my life. And that is why I succeed.»
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