Vienna, 5 novembre 1955. Dieci anni dopo i bombardamenti che nel 1945 avevano colpito il teatro, il Teatro dell’Opera di Stato riapre con il «Fidelio» di Beethoven, diretto da Karl Böhm. È la prima volta che la televisione austriaca trasmette un evento in diretta. Per dieci anni la città non era rimasta senza musica: le rappresentazioni si erano spostate in altri teatri, come la Volksoper e il Theater an der Wien, mentre i lavori di ricostruzione andavano avanti.
Per i viennesi quella serata fu un atto simbolico: la riapertura arrivò dopo il Trattato di Stato austriaco e fu sentita come una celebrazione dell’indipendenza del paese. Non fu un ritorno al passato: fu un ripartire con pazienza, un pezzo alla volta.
Che cosa dice la psicologia su come le persone ripartono dopo una perdita? Nel 2004 George Bonanno, sulla rivista American Psychologist, ha passato in rassegna le ricerche sul tema. La sua conclusione è che molte persone, dopo una perdita o un evento potenzialmente traumatico, continuano ad avere esperienze emotive positive e mostrano solo disturbi lievi e passeggeri nella capacità di funzionare. Secondo l’autore la resilienza è più comune di quanto si pensi, è una traiettoria diversa dal «recupero» e può seguire strade molteplici, a volte inattese.
Qualche cautela. È una rassegna della letteratura, non un esperimento, e parla di reazioni individuali alla perdita, non di città, teatri o comunità: il parallelo con Vienna è nostro. Ho letto l’abstract e non l’articolo completo. E «resilienza comune» non vuol dire «facile»: per alcune persone il percorso è molto più lungo e merita un aiuto professionale.
Che cosa possiamo farne? Sono idee nostre, di buon senso, non risultati dello studio. Ripartire non vuol dire tornare com’era prima: può bastare riaprire un piccolo spazio, come una passeggiata, una telefonata, un appuntamento fisso. Se un posto è ancora chiuso, cercatene un altro dove ritrovare un po’ di bellezza o di compagnia, come fecero i viennesi con i teatri provvisori. E se il peso è grande o dura a lungo, parlatene con il vostro medico o con uno psicologo.
E voi, qual è stata la prima «porta» che avete riaperto dopo un momento difficile? Scrivetelo nei commenti: sono curiosa di leggere le vostre risposte.
Fonti
- Bonanno, G. A. (2004), «Loss, Trauma, and Human Resilience: Have We Underestimated the Human Capacity to Thrive After Extremely Aversive Events?», American Psychologist 59(1), 20-28. DOI 10.1037/0003-066X.59.1.20
- «Wiener Staatsoper», voce di Wikipedia in italiano, e «Vienna State Opera», voce di Wikipedia in inglese (consultate il 2 novembre 2026)
I contenuti di questo blog hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico o dello psicologo.
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