Perdonare non è solo un gesto del cuore: è anche, letteralmente, una medicina.

Lo dimostra il più grande studio sul perdono mai realizzato: pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica BMJ Public Health, ha coinvolto 4.598 persone in sei siti di quattro continenti — Hong Kong, Indonesia, Ucraina (due sedi), Colombia e Sudafrica — condotto tra il 2019 e il 2021. Alla base c’è il modello REACH, sviluppato dallo psicologo americano Everett Worthington, che scompone il perdono in cinque passi: Ricordare il torto senza rimuginarci sopra, Empatizzare con chi ci ha ferito, offrire il dono Altruistico del perdono, Commit — impegnarsi nel perdono sperimentato — e Hold, mantenerlo anche nei momenti di dubbio.

I risultati parlano chiaro: chi ha seguito il percorso REACH ha registrato una riduzione di ansia e depressione, un sonno migliore, maggiore speranza nel futuro, meno liti nelle relazioni quotidiane e un benessere più solido, sia mentale che fisico — con effetti positivi anche sulla vita professionale e familiare. Bastano circa tre ore e mezza di lavoro personale sul workbook per ottenere risultati paragonabili a un percorso di gruppo di sei ore.

È importante chiarire una cosa: perdonare non significa dimenticare, giustificare il torto subito o riconciliarsi per forza con chi ci ha fatto del male. Significa, piuttosto, smettere di portare quel peso dentro di sé. Come spiega Worthington, è un dono che facciamo prima di tutto a noi stessi.

Se c’è un rancore che vi pesa da tempo, provate a chiedervi: sto tenendo in mano un carbone ardente sperando di scottare qualcun altro? Il perdono, quando è una scelta consapevole e non un obbligo, può essere il modo più semplice per posare finalmente quel peso.

Fonti

  • Worthington, E. L. et al. (2024). Global REACH Forgiveness study, BMJ Public Health.
  • VCU News (2024), “Global study on forgiveness was rooted in the work of VCU professor emeritus Everett Worthington” — news.vcu.edu
  • Templeton World Charity Foundation, “Largest-Ever Study on Forgiveness Shows Decreased…” — templetonworldcharity.org

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Avatar Floriana Missori

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