La psicologa canadese Sue Johnson, tra le fondatrici della Emotionally Focused Therapy (EFT), ha passato quattro decenni a studiare perché le persone che si amano di più sono spesso quelle con cui si litiga più duramente. La sua tesi, oggi sostenuta da decine di studi clinici, è che dietro la maggior parte dei conflitti in famiglia — tra partner, ma anche tra genitori e figli — non ci sia davvero il tema apparente della discussione, ma una domanda di attaccamento molto più profonda: ‘Ci sei per me? Posso contare su di te? Ti importa ancora di me?’
Quando questa domanda resta senza risposta, secondo Johnson il cervello reagisce come di fronte a una minaccia reale, attivando uno dei due schemi tipici del cosiddetto ‘ciclo negativo’: c’è chi attacca, alzando la voce o accusando, e chi si ritira, chiudendosi nel silenzio. Nessuno dei due comportamenti nasce da cattiveria: sono entrambi tentativi, per quanto controproducenti, di gestire la paura di perdere un legame importante. Le coppie e le famiglie che imparano a riconoscere questo schema mentre accade, invece di restarne semplicemente vittime, riducono significativamente la frequenza e l’intensità dei conflitti, secondo le meta-analisi sull’efficacia della EFT.
Un modo pratico per applicarlo: la prossima volta che ti accorgi di essere nel mezzo di un litigio con una persona cara, prova a fermarti un istante e a chiederti cosa stai davvero cercando sotto la rabbia o il silenzio. Quasi sempre la risposta ha a che fare con il bisogno di sentirti visto, capito o rassicurato — e nominarlo ad alta voce, invece di continuare a discutere sul pretesto, può cambiare la direzione della conversazione.
Fonti
- Johnson, S. (2008). Hold Me Tight: Seven Conversations for a Lifetime of Love.
- Meta-analisi sull’efficacia della Emotionally Focused Therapy (EFT) per coppie e famiglie.
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