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Storie che ispirano19 settembre 20262 min di lettura

Non hai bisogno di finire da solo: la lezione di Derek Redmond

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Barcellona, 4 agosto 1992. Semifinale dei 400 metri alle Olimpiadi. Derek Redmond, favorito per una medaglia, parte forte. A metà gara sente un dolore lancinante alla coscia: il bicipite femorale si è appena strappato. Cade a terra, si rialza, e decide una cosa che nessuno si aspetta: vuole finire la gara, anche zoppicando, anche da sola, anche se sarà l'ultimo.

Poi succede qualcosa che nessuno dimenticherà. Un uomo scavalca le transenne, spinge via la security e raggiunge la pista: è suo padre, Jim. Non lo ferma, non lo porta via in barella. Gli mette un braccio intorno alle spalle e cammina con lui fino al traguardo, tra gli applausi di 65.000 persone in piedi. Derek verrà squalificato per assistenza esterna. Ma quella corsa, ufficialmente "non conclusa", è probabilmente il traguardo più ricordato nella storia delle Olimpiadi.

Perché questa immagine tocca così a fondo? Perché racconta qualcosa che la psicologia ha misurato con precisione: non è vero che ce la si deve sempre fare da soli. Nel 1985 gli psicologi Sheldon Cohen e Thomas Ashby Wills hanno pubblicato su Psychological Bulletin una revisione ormai classica sul ruolo del sostegno sociale nei momenti di stress: la loro "buffering hypothesis" mostra che avere qualcuno su cui contare — un genitore, un amico, un collega — non è un segno di debolezza, ma un fattore che protegge concretamente il benessere psicologico e fisico nei momenti difficili. Chi può appoggiarsi a una rete di sostegno affronta gli ostacoli con meno danno emotivo, non perché la fatica sparisca, ma perché non la porta da solo.

È un'idea che va contro una certa narrazione della forza di volontà come impresa solitaria: stringi i denti, chiudi i pugni, arriva comunque. Derek Redmond ci mostra un'altra versione della stessa determinazione: quella che accetta un braccio intorno alle spalle senza sentirsi sconfitta.

Oggi, prova a guardare la tua giornata con questa lente. C'è una gara che stai correndo zoppicando, convinta che chiedere aiuto sia un fallimento? Chi potrebbe essere il tuo Jim Redmond — la persona che, se solo gliene dessi la possibilità, scavalcherebbe volentieri la transenna per arrivare al traguardo insieme a te? Non sempre bisogna arrivare primi. A volte basta arrivare, e non farlo da soli.

Fonti

  • Wikipedia / NPR (2022). Derek Redmond, 1992 Barcelona Olympics 400m semifinal.
  • Cohen, S., & Wills, T. A. (1985). Stress, social support, and the buffering hypothesis. Psychological Bulletin, 98(2), 310–357.

I contenuti di questo blog hanno scopo informativo e non sostituiscono il parere del medico o dello psicologo.

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