Città del Messico, 1968. Nei 10.000 metri il keniano Kip Keino viene colpito da un forte dolore addominale, poi attribuito a problemi alla cistifellea, e a due giri dalla fine crolla sul prato interno della pista. Per molti la storia sarebbe finita lì. Pochi giorni dopo, invece, Keino si presenta sulla linea di partenza dei 1500 metri, contro l’americano Jim Ryun, primatista mondiale e grande favorito.
Keino non si affida solo alla forza di volontà: si affida a una strategia. Parte fortissimo e impone un ritmo che toglie a Ryun la sua arma migliore, la volata finale. Vince con circa 20 metri di vantaggio, in 3’34″91, il distacco più ampio nella storia olimpica di questa gara. In otto giorni correrà sei gare di fondo, con in più un argento nei 5000 metri. Quattro anni dopo, a Monaco, conquista l’oro nei 3000 siepi e l’argento nei 1500. Finita la carriera, insieme alla moglie accoglie più di cento orfani e costruisce una scuola.
La psicologia chiama “grinta” (grit) la combinazione di passione e perseveranza verso obiettivi di lungo periodo: l’ha proposta Angela Duckworth con i suoi colleghi nel 2007. Una meta-analisi del 2017 di Credé, Tynan e Harms ha però invitato alla prudenza: la grinta si sovrappone molto a un tratto già noto, la coscienziosità, e prevede i risultati solo in modo modesto. Sembra contare di più la perseveranza nello sforzo che non la costanza degli interessi. Tradotto: non esiste un superpotere per pochi eletti, esiste un modo di impegnarsi che si può allenare.
La storia di Keino ci ricorda anche una distinzione preziosa. Perseverare non è ostinarsi. Lui non ha continuato a fare la stessa cosa sperando in un esito diverso: ha cambiato tattica, ha scelto il ritmo giusto per la gara giusta. E attenzione: correre con un dolore come il suo non è un modello da imitare. Se il corpo ti manda segnali forti, ascoltali e chiedi un parere medico. La perseveranza vera sa distinguere la fatica da attraversare dal campanello d’allarme da ascoltare.
Prova, oggi, con tre domande. Quale obiettivo mi sta davvero a cuore? Il modo in cui lo inseguo funziona ancora, o è il momento di cambiare strategia? Qual è il più piccolo passo che posso fare entro stasera? Non serve una grande impresa: serve non mollare la direzione, restando flessibili sul percorso.
Chi cade a due giri dal traguardo non ha perso, se poi trova il modo di rialzarsi e correre un’altra gara. Buona giornata, e buon passo!
Fonti
- Encyclopaedia Britannica, voce “Kipchoge Keino” (Olimpiadi 1968 e 1972; attività benefica).
- Duckworth, A. L., Peterson, C., Matthews, M. D., Kelly, D. R. (2007). Grit: Perseverance and passion for long-term goals. Journal of Personality and Social Psychology, 92(6), 1087–1101.
- Credé, M., Tynan, M. C., Harms, P. D. (2017). Much ado about grit: A meta-analytic synthesis of the grit literature. Journal of Personality and Social Psychology, 113(3), 492–511.
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