17 luglio 1994, Rose Bowl di Pasadena. Dopo 120 minuti Italia e Brasile sono ancora sullo 0-0 e, per la prima volta nella storia dei Mondiali, la finale si decide ai rigori. L’ultimo a tirare per l’Italia è Roberto Baggio, e il suo tiro va alto sopra la traversa. Il Brasile è campione.
Baggio era arrivato fin lì a suon di gol: ne aveva segnati cinque nelle tre partite a eliminazione diretta precedenti, due alla Nigeria, uno alla Spagna e due alla Bulgaria. Eppure, per tanti, quell’immagine finale ha cancellato tutto il resto. È un’esperienza che in scala più piccola conosciamo tutti: un errore, magari davanti agli altri, e dentro di noi una voce durissima che ripete l’accaduto.
Una domanda che ci poniamo spesso è: essere severi con se stessi ci aiuta a migliorare? Nel 2012 gli psicologi Juliana Breines e Serena Chen hanno provato a rispondere con quattro esperimenti pubblicati sulla rivista Personality and Social Psychology Bulletin. In sostanza, i partecipanti ricordavano o vivevano un punto debole o un insuccesso; ad alcuni veniva poi proposto di guardare l’accaduto con autocompassione, cioè con la stessa comprensione che avremmo per un amico.
Chi era stato guidato verso l’autocompassione, rispetto ai gruppi di confronto, si mostrava più disponibile a imparare dall’errore, più interessato a prepararsi meglio, più propenso a compiere azioni per rimediare e più ottimista. In altre parole: essere gentili con sé non toglie impegno, ma può aiutare a rimettersi in cammino.
Come sempre, serve prudenza. Sono esperimenti con compiti brevi e, in gran parte, con studenti, non con atleti in una finale mondiale. E non sappiamo che cosa abbia provato Baggio in quei giorni: questa storia è uno specchio per le nostre esperienze, non una diagnosi di quello che ha vissuto lui.
Come si può provare, nel concreto? Dopo un errore, c’è un semplice percorso in tre mosse (un suggerimento pratico, non un protocollo dello studio). Primo: dire le cose come stanno, «ho sbagliato», senza minimizzare. Secondo: chiedersi «che cosa direi a un amico al mio posto?» e dirsi quelle parole. Terzo: scegliere una piccola azione, per esempio ripassare un passaggio o chiedere scusa, e farla oggi.
E voi, come vi parlate dopo un errore? Che cosa direste a un amico nella stessa situazione? Scrivetelo nei commenti: le vostre parole possono aiutare qualcun altro.
Fonti
- Breines J.G., Chen S. (2012). Self-compassion increases self-improvement motivation. Personality and Social Psychology Bulletin, 38(9), 1133-1143 (PubMed 22645164).
- Il Post, Brasile-Italia, la finale del 1994: data, sede e svolgimento della finale ai rigori.
- Virgilio Sport, USA 94, l’apoteosi del Divin Codino: i cinque gol di Baggio in tre partite a eliminazione diretta.
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